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16 novembre 2010 2 16 /11 /novembre /2010 19:10

 

 

Una coppia statunitense racconta la propria testimonianza di genitori costretti a confrontarsi qui in Italia con una realtà per loro del tutto nuova, come l’insegnamento di una religione all’interno della scuola pubblica. La loro esperienza incoraggerà sicuramente i genitori italiani a seguire i loro figli per proteggerli da insegnamenti errati, vivendo con attenzione una situazione in cui domina ormai da tempo l’indifferenza.

 

 

È importante ascoltare ed imparare

 

Siamo una coppia americana inviata dalla nostra chiesa, nel 1989, dagli USA in Italia, per svolgere un servizio missionario, basato sulla collaborazione con le chiese cristiane evangeliche per l’evangelizzazione e la fondazione di chiese locali. I primi due anni del nostro servizio in Italia ci siamo dedicati allo studio della lingua a Perugia.

 

Dopo questo periodo di studio, la missione con la quale siamo venuti in Italia chiedeva a tutti i nuovi missionari di fare un’esperienza di almeno un anno con una chiesa locale, sotto la guida di responsabili italiani. Quest’esperienza è stata definita un “tirocinio”. Lo scopo di questo periodo di “apprendistato” era di conoscere la cultura italiana e di imparare ad applicare la lingua, che avevamo imparato in un contesto accademico, a situazioni di vita quotidiana. In questo tempo intenso e importante ci siamo immersi nella realtà Italiana, questo ci ha permesso di conoscere ed apprezzare sempre di più cosa vuol dire essere italiani e di affrontare le problematiche che un italiano potrebbe incontrare nella vita.

 

Inoltre, il tempo vissuto sotto la guida dei responsabili italiani di una chiesa evangelica ci ha permesso di sperimentare cosa significhi vivere come credenti italiani, affrontando questioni sulle quali noi non avevamo mai dovuto riflettere nella nostra esperienza americana.

Le lezioni che abbiamo imparato in quel tempo iniziale con una chiesa locale ci sono servite come base per tutto il nostro servizio come missionari. Queste lezioni continuano ad essere preziosi aiuti nel nostro cammino con il Signore, prima come suoi discepoli e poi come genitori che cercano di aiutare i propri figli a trovare soluzioni su questioni che accadono nella loro vita quotidiana.

 

 

L’insegnamento della religione cattolica: un problema del tutto nuovo!

 

Essendo americani, non avevamo mai dovuto affrontare nel nostro Paese la questione dell’insegnamento di una qualsiasi religione in una scuola pubblica. Eravamo senza esperienza nell’affrontare questa problematica, per noi insolita, così abbiamo parlato molto con i responsabili della chiesa.

 

Siamo stati messi al corrente riguardo la legge che tutela da quest’insegnamento i genitori che non lo desiderano per i propri figli. Ci sono state illustrate le varie opzioni fra cui scegliere: o avvalersi dell’unigenitane della religione cattolica o non avvalersi di tale insegnamento scegliendo in quest’ultimo caso o un’attività alternativa, organizzata dalla scuola da svolgere nello stesso orario dell’insegnamento della religione cattolica o l’uscita anticipata oppure l’ingresso posticipato in base all’orario della lezione.

I responsabili ci hanno anche illustrato il momento storico nel quale tale legge è stata promulgata, aiutandoci a capire che tutto è iniziato con i patti lateranensi del 1929.

 

La nostra esperienza personale si è svolta prima nella cittadina dove tutti i nostri figli hanno frequentato la scuola elementare e la media, poi in altre due città dove i nostri figli hanno frequentato tre istituti diversi per la scuola superiore.

Abbiamo imparato presto, grazie al tempo passato nella chiesa all’interno della quale abbiamo fatto la nostra esperienza di tirocinio l’importanza sia di essere gentili con tutti, sia di parlare in modo chiaro con tutti.

 

Quando i nostri figli hanno cominciato a frequentare la scuola, è stato naturale apprezzare l’importanza di poter parlare in modo chiaro con il dirigente scolastico, spiegando che, come previsto dalla legge, avremmo scelto di non avvalerci dell’insegnamento della religione cattolica per nostro figlio/a, chiedendo l’uscita anticipata dalla scuola. Abbiamo continuato questa prassi per tutti e quattro i nostri figli in tutto il loro percorso scolastico; questo contatto con il dirigente scolastico ci ha fornito l’opportunità di stabilire un dialogo positivo e apertonel quale ci siamo dimostrati disponibili a parlare e spiegare la nostra posizione.

 

Nel contesto di un buon rapporto non abbiamo temuto di essere chiari e non abbiamo evitato di affrontare le domande che nascevano. Spesse volte ci siamo trovati a dover giustificare la nostra posizione, come se quello che chiedevamo non fosse previsto dalla normativa che ha introdotto l’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica.

Riferendoci alla legge potevamo dire non solo che avevamo fatto una scelta legittima ma che era anche in linea con le nostre convinzioni. In tali conversazioni, avevamo l’opportunità di condividere quello che la Scrittura dice sul nostro ruolo di genitori responsabili della formazione spirituale dei nostri figli. Non siamo mai stati combattivi nel nostro comportamento, nel nostro parlare, ma allo stesso tempo non siamo scesi a compromessi.

 

 

Il valore delle relazioni personali: alcuni esempi

 

Nella scuola elementare, avendo parlato con il dirigente scolastico, c’era anche da parlare con la maestra di religione per capire l’orario nel quale l’insegnamento avrebbe avuto luogo. In un primo momento abbiamo trovato le maestre meno pronte ad accettare questa nostra scelta, e delle volte abbiamo incontrato una vera resistenza da parte loro.

Il fatto che avevamo già parlato con il dirigente scolastico era di grandissimo aiuto, ma era ugualmente importante aprire un discorso con tutte le maestre.

Spesso dovevamo rispondere alle stesse domande che il dirigente aveva posto, ma questo l’abbiamo colto come un’opportunità di condividere non solo la nostra posizione sull’educazione spirituale dei nostri figli, ma anche quello che insegnavamo ai nostri figli. È chiaro: non era possibile spiegare tutto in un solo momento, ma nel corso dei nostri ripetuti contatti con le maestre.

 

Dire che ci siamo impegnati a stabilire e sviluppare buoni rapporti con le maestre e il dirigente non vuol dire che non abbiamo incontrato problemi. Anzi talvolta abbiamo dovuto affrontare situazioni difficili che hanno richiesto molto tatto, molta chiarezza e molta fermezza. Abbiamo affidato queste situazioni al Signore, nella preghiera e abbiamo cercato consigli dai nostri fratelli italiani.

 

Le situazioni che abbiamo dovuto affrontare sono state varie.

Ad esempio, quando una nostra figlia era nella quarta elementare le maestre avevano programmato una gita scolastica a Roma per assistere alla registrazione di un programma televisivo; dato che era l’anno del giubileo hanno deciso di aggiungere un pellegrinaggio alla “porta santa” e ci hanno spiegato che nostra figlia sarebbe stata lasciata incustodita fuori dalla “porta santa” mentre gli altri bambini avrebbero fatto il loro pellegrinaggio. Abbiamo spiegato le nostre preoccupazioni per la sicurezza della nostra figlia e le nostre perplessità riguardo all’idea di un pellegrinaggio religioso durante una gita scolastica, ma non hanno voluto sentire ragione.

Abbiamo pregato tanto ed è successo, come risposta del Signore, che la gita è stata disdetta per una variazione della registrazione del programma televisivo.

 

Quando un’altra figlia era alle elementari, la maestra ha disdetto la lezione di religione per una “lezione sulla storia della città”, abbiamo saputo dopo che era prettamente una lezione su Maria (che è la santa patrona della città dove abitiamo) e sulla venerazione di questo personaggio per vari miracoli a lei attribuiti.

Abbiamo saputo questo quando non c’era più niente da fare, ma abbiamo comunicato che dal quel momento saremmo comunque sempre andati a prendere nostra figlia nell’orario stabilito per la lezione della religione.

 

A un altro nostro figlio, nella scuola superiore, non è stato permesso di uscire durante la lezione di religione per“motivi organizzativi”.

Siamo andati a parlare con l’insegnante di religione per chiarire e abbiamo scoperto con sorpresa qual era il vero problema: non volevano aprire la biblioteca per uno studente solo. Quando il professore, che era anche vice-preside ha visto che nostro figlio era seguito da genitori che erano informati e pronti a chiedere una puntuale applicazione della normativa vigente, ha adempiuto alle sue responsabilità.

 

 

Opportunità da non perdere

 

Il contatto che abbiamo sempre avuto con le varie scuole ci ha permesso di svolgere il nostro ruolo di genitori responsabili per la formazione spirituale dei nostri figli, ma non solo. Ci ha aperto porte per essere attivi nelle scuole dove abbiamo dato la nostra disponibilità ad aiutare come rappresentanti dei genitori e spesso le maestre cercavano Kim per andare in gita quando avevano bisogno di adulti.

 

Tutto questo ci ha creato opportunità per curare rapporti che anche a distanza di diversi anni continuiamo a godere. È nel contesto di questi rapporti che abbiamo avuto tantissime possibilità di condividere il nostro rapporto personale con Gesù e raccontare come il nostro incontro con lui ha cambiato la nostra vita.

 

Ringraziamo il Signore che il vivere la nostra responsabilità ed il nostro privilegio di essere genitori attivi e coerenti nella formazione spirituale di figli è un bene per loro ma anche per gli altri intorno a noi.

Da quando i nostri figli hanno accettato Cristo nella loro vita anche loro sono i suoi discepoli e devono vivere “da diversi” comunque e dovunque vanno: non solo a scuola!

Le lezioni che possiamo trasmettere loro attraverso l’esperienza della scuola saranno un tesoro prezioso che si rivelerà assai utile, da adulti, per il loro cammino come discepoli di Cristo.

 

Mentre curavamo i nostri figli, il Signore stava parlando non solo a loro ma anche a chi ci stava vicino.

Ringraziamo il Signore per la serenità con la quale abbiamo potuto vivere quest’esperienza bellissima che si è rivelata proficua ed incisiva sia per i nostri figli, sia per le persone con cui abbiamo avuto un contatto tramite la scuola pubblica.

 

Kim e Giorgio Aguirre

(Assemblea di Umbertide, PG)

 

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