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8 aprile 2011 5 08 /04 /aprile /2011 19:01


 

Conversando con amici cattolici può capitare di sentirci chiedere quanti “sacramenti pratichiamo nella nostra vita comunitaria. È la domanda che ha posto qualche tempo fa un ascoltatore della trasmissione radiofonica “culto evangelico”: “Noi cattolici abbiamo sette sacramenti (battesimo, confermazione, eucaristia, penitenza, unzione degli infermi, ordine sacro e matrimonio) e voi evangelici quanti ne avete?”. Alla domanda è stata data in sintesi questa risposta: “Noi evangelici non ne abbiamo sette; ne abbiamo soltanto due!”.

Dal momento che anche fra noi, pensando al “battesimo” ed alla “cena del Signore”, è abbastanza frequente una risposta che evoca il numero “due”, mi pare importante fare chiarezza vedendo come, alla luce di quanto insegna la Parola di Dio, si tratti in realtà di una risposta non corretta. Innanzitutto è necessario affermare con convinzione che il concetto stesso di “sacramento” così come inteso nella dottrina cattolica è del tutto estraneo all’insegnamento apostolico contenuto nel Nuovo Testamento. Vediamo in sintesi perché.

Il Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che “l’economia sacramentale consiste nel comunicare i frutti della redenzione di Cristo, mediante la celebrazione dei sacramenti della Chiesa” (art. 1076), che “i sacramenti sono segni sensibili ed efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita la vita divina” (art. 1113) e, ancora, che “i sacramenti sono efficaci ex opere operato («per il fatto stesso l’azione sacramentale viene compiuta»), perché è Cristo che agisce in essi e che comunica la grazia che significano...” (art. 1131). Mai Gesù e gli apostoli hanno insegnato che dei riti esteriori possano comunicare “i frutti della redenzione di Cristo”; mai hanno affermato che l’elargizione della vita divina sia stata di fatto affidata ad una “Chiesa” ed ai suoi ministri attraverso pratiche rituali e, soprattutto, mai hanno testimoniato che una cerimonia sacra possa comunicare la grazia “per il fatto stesso di essere compiuta”, cioè in modo del tutto indipendente dalla volontà umana. Sono la fede personale nell’opera di Cristo (fede esercitata in modo responsabile e senza alcuna coercizione) e la circoncisione intima del cuore operata dallo Spirito Santo senza alcuna mediazione umana, sacerdotale ed ecclesiale, a comunicare all’uomo la grazia e la redenzione: questo ha insegnato Gesù ai discepoli! Ed è su questo insegnamento, fedelmente trasmesso, che i discepoli hanno gettato le fondamenta della chiesa cristiana! Sulla base del significato che il catechismo cattolico attribuisce al “sacramento”, la risposta (e la testimonianza!) che dobbiamo dare è che i sacramenti non sono sette e non sono neppure due: sono zero!!

E il battesimo e la cena? Sicuramente non sono sacramenti! Sono segni che illustrano con un atto esteriore quanto accaduto interiormente nella vita di una persona. Certamente però (ed è quanto mai importante ricordarlo!) la forma e la sostanza dei segni sono importanti. Senza l’immersione totale del corpo nell’acqua e senza la successiva emersione non sarebbe possibile illustrare con il battesimo, rispettivamente, la propria morte con Cristo al peccato e la propria risurrezione con lui ad una vita nuova. Altre forme (aspersione, infusione...) svilirebbero il segno! Così come nella cena la sostituzione del “calice della benedizione” impedirebbe il ricordo del valore, per la propria vita, del “sangue di Cristo”; allo stesso modo la sostituzione dell’unico pane non consentirebbe di testimoniare che “siamo un corpo unico” (1Co 10:17). Ma il valore dei segni non dipende solo dalla fedeltà alla loro forma e alla loro sostanza; a dare loro valore sono infatti la sincerità e la coerenza della nostra partecipazione.

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