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19 marzo 2013 2 19 /03 /marzo /2013 17:35

Perché Dio permette il male?

 

La prima reazione naturale che viene dopo un viaggio ad Auschwitz è proprio: “Perché tutto questo?”

Nel 1989 Ferdinando Camon intervistò Primo Levi, autore che tutti gli studenti del quinto anno studiano, specialmente in preparazione al viaggio ad Auschwitz. L’intervista termina con queste agghiaccianti affermazioni (ricordo che Primo Levi è morto suicida):

 

Levi: “Devo dire che per me l'esperienza di Auschwitz è stata tale da spazzare via ogni residuo di educazione religiosa che possa aver avuto”.

Camon: “Il che significa che Auschwitz è la prova della non esistenza di Dio?”

Levi: “C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio” (Sul dattiloscritto, ha aggiunto a matita: “Non trovo una soluzione al dilemma. Continuo a cercarla, ma non la trovo”.

(Estratti da Ferdinando Camon, “Conversazioni con Primo Levi”, Marlboro Press, 1989 pp. 41-44) 

 

“C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio”.

L’ateo trova naturale questa disequazione, per dare forza alla propria fede nichilista, mentre colui che genericamente ammette l’esistenza di Dio è fortemente tentato di incolparlo di quanto ha visto.

“Perché Dio ha fatto questo?” è la domanda che più volte mi hanno fatto i ragazzi.

 

Un primo passo è stato quello di distinguere l’espressione “ha fatto” dall’espressione “ha permesso”.

Ma anche la domanda “Perché Dio ha permesso questo?” è una domanda seria e merita una seria considerazione.

Perché Dio permette il male?

 

Questo è un tema molto importante per noi credenti, ed è bene essere convinti di quello che testimoniamo a chi dichiara di non credere.

Io  personalmente mi sono trovato più volte ad argomentare con Dio a questo proposito, e devo dire che per lungo tempo non mi sono trovato d’accordo con lui: ma quando noi siamo sinceri con lui e gli comunichiamo francamente il nostro disappunto, egli è fedele come un padre amorevole che spiega con pazienza le cose ad un bambino.

 

Così un giorno, mentre passeggiavo nel parco sotto casa ponendo domande a Dio, egli tutto ad un tratto mi ha risposto mettendomi in testa i seguenti pensieri:

“Se tutto ti andasse sempre bene, mi ameresti veramente di più?”.

“Se non ci fosse la minaccia dell’inferno, mi saresti grato di averti salvato alla croce?”

Così ho dovuto rispondergli con altrettanta  franchezza: “Onestamente no!”

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