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24 dicembre 2011 6 24 /12 /dicembre /2011 00:48

 

All’udire la parola “Natale” molti pensano immediatamente al loro tempo favorito 

dell’anno. 

Ó Per alcuni è un tempo di felicità e di allegria. 

Ó È un tempo quando la gente diventa più amabile e più disposta ad aiutare a qualsiasi 

bisognoso. 

Ó Per altri è un tempo di regali,sia per regalare, come per ricevere. 

PERCHÉ NOI CRISTIANI EVANGELICI 

NON FESTEGGIAMO IL NATALE? 

Per rispondere a questa domanda è necessario risalir alle origini del Natale ed 

analizzare, da un punto di vista biblico, come fu festeggiato l’evento della nascita di 

Gesù. Ezechiele 44:23 “Insegneranno al mio popolo a distinguere fra il sacro e il profano,e gli faranno 

conoscere la differenza tra ciò che è impuro e ciò che è puro”.

Tanta gente ipocritamente utilizza questo periodo come pretesto per dare una 

lucidatine alla propria religiosità, rispolverare la divisa cristiana, mettersi a posto coi 

poveri, grazie magari al pranzo natalizio che servono loro, insomma rassicurarsi che 

siamo persone tanto perbene. 

Una buona opportunità per salire sul palcoscenico e recitare, una volta l’anno, la 

parte del buono. 

Non dobbiamo dimenticare che la fede sta basata nella conoscenza no nelle 

emozioni. 

Chiediamoci, è qualcosa questo che piace a Dio? E per quale motivo Cristo è sceso 

dal cielo? Solo perché potessimo sentirci persone perbene una volta l’anno? O magari La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 2 di 13 

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perché ci abbuffassimo di panettone e trangugiassimo fiumi di spumante e ci 

commuovessimo al sentire le pive degli zampognari? 

Purtroppo molto spesso Gesù è nascosto dal Natale. La venuta al mondo di Gesù è 

stata la realizzazione delle promesse fatte da Dio stesso nell’Antico Testamento (Genesi 

3:15 “Io porrò inimicizia fra te e la donno, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti 

schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno”; Isaia 7:14 “Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, 

la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerai Emmanuele”). 

PERCHÈ CELEBRARE IL NATALE? 

Il Natale ha qualcosa di quasi magico: i bambini sognano Babbo Natale e la sua slitta 

fantastica, disegnano gli alberi di Natale, scene nevose, calze ripiene, montagne di regali e 

famiglie sorridenti intorno al focolare. 

La realtà spesso non è così perfetta come la immaginiamo.  

Alcune persone eccedono a Natale. Le folle sulle strade e nei negozi possono portare 

alla “Babbo-Natalefobia”. 

Il numero dei suicidi aumenta, più  persone muoiono per “cause naturali”, i 

matrimoni si sfasciano, i pazienti psichiatrici peggiorano e nascono contese familiari. 

Un'indagine ha indicato che succedono tre milioni di liti familiari ogni Natale. Un 

articolo di giornale, intitolato “Abbastanza per farti impazzire”, parla di persone che 

impazziscono a Natale sotto la pressione di essere perfette. Riferisce che due psicologi, 

uno psicoterapeuta e un consulente hanno  lanciato un corso intitolato “Stress in 

famiglia: come sopravvivere al Natale”. Riferiscono che parte del suo successo sembra 

essere la possibilità che offre di evadere. 

Lo psichiatra Anthony Storr in un articolo sulla depressione natalizia intitolato 

“Rallegrati, sta per finire”, conclude scrivendo: “Ricorda che il Natale, anche se 

ricorrente, non dura per sempre”. 

Purtroppo molto spesso Gesù é nascosto dal Natale.  

La venuta al mondo di Gesù è stata la  realizzazione delle promesse fatte da Dio 

stesso nell'Antico Testamento (Genesi 3:15 “Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua 

progenie e la progenie di lei; questa progenie ti  schiaccerà  il  capo  e  tu  le  ferirai  il  calcagno”, Isaia 7:14 

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà 

Emmanuele”).  

Il Natale è una festa religiosa celebrante la nascita di Gesù il giorno 25 Dicembre. 

Noi cristiani evangelici non riconosciamo questa festa per i seguenti motivi:  

IL SILENZIO DEI VANGELI 

Non esiste alcun riferimento biblico che indichi la data del 25 Dicembre e non è 

menzionato né il mese, né il giorno della nascita del Salvatore. La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 3 di 13 

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Anzi implicitamente e logicamente la narrazione dei Vangeli esclude la possibilità che 

Gesù sia nato d'inverno. Nel Vangelo di Luca al cap. 2:8 é detto:  “In quella stessa regione 

c'erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge”. Nessun fatto 

nelle Scritture getta luce sulla stagione in cui nacque Gesù, fuorché questo: “Che i pastori 

stavano pascolando le loro greggi”, di notte, e certo quest'incidente non favorisce la data 

del 25 Dicembre se consideriamo: 

1. La fredda atmosfera delle notti di Dicembre, in una situazione elevata come quella 

di Betlemme. In quella regione della Palestina, in quel periodo, la temperatura media 

notturna e di 7 gradi. 

2. In Giudea in quel periodo i mesi, da dicembre a febbraio sono la stagione piovosa, 

durante la quale cade anche talvolta la neve. Per i pastori che facevan la guardia di notte 

al gregge, non poteva avvenire nel mese di dicembre, in quanto questi pastori 

riportavano i loro greggi al riparo in recinti coperti non più tardi del 15 Ottobre, per 

proteggerli dal freddo e dalla pioggia che seguiva quella data. 

Notiamo che la Bibbia stessa, nel Cantico dei Cantici 2:11 e in  Esdra 10:9-13 prova che 

l'inverno era una stagione molto piovosa.  

“ poiché, ecco, l'inverno è passato, il tempo delle piogge è finito, se n'è andato”.

“ Così tutti gli uomini di Giuda e di Beniamino si radunarono a Gerusalemme entro i tre giorni. 

Era il ventesimo giorno del nono mese. Tutto il popolo stava sulla piazza della casa di Dio, tremante a 

causa di questo fatto e della gran pioggia. Il sacerdote Esdra si alzò e disse loro: “Voi avete commesso 

un'infedeltà, sposando donne straniere, e avete reso Israele ancora più colpevole. Ma ora confessate la 

vostra colpa al SIGNORE, Dio dei vostri padri, e fate la sua volontà! Separatevi dai popoli di questo 

paese e dalle donne straniere”! Allora tutta l'assemblea rispose e disse ad alta voce: “Sì, dobbiamo fare 

come tu hai detto! Ma il popolo è molto numeroso, piove molto e  non possiamo stare allo scoperto; e 

questa non è faccenda di un giorno o due, poiché siamo stati in molti a commettere questo peccato”. 

Era un'antica usanza. tra i Giudei di quei giorni, di condurre i loro greggi all'aperto, 

nei campi, intorno alla Pasqua (all'inizio della primavera), per poi condurli all'inizio delle 

piogge nei recinti coperti. 

Ó Dunque questa tradizione del Natale  non proviene certamente dal N.T., né da 

nessuna altra parte della Bibbia.

Ó Non viene neppure dagli Apostoli che furono istruiti personalmente da Gesù Cristo, 

che invece istituì il battesimo in acqua (per la salvezza di chi avrebbe creduto in Lui) e la 

Santa Cena (per rammemorare il Suo sacrificio). 

Ó Anche i Padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della natività 

di Gesù. Ireneo e Tertulliano la omettono nella loro lista di feste (vedi enciclopedia. catt.). 

L'Enciclopedia Italiana Treccani, edizione 1949, lo afferma chiaramente nei seguenti 

termini: 

“I padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della natività di Gesù 

Cristo...La festa del 25 Dicembre sarebbe stata istituita per contrapporre una celebrazione 

cristiana a quella Mitriaca del dies natalis Solis invicti (Giorno natalizio dell'invincibile Sole), 

nel solstizio invernale” (Vol. XXIV. pag. 299). La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 4 di 13 

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Poiché la celebrazione del Natale é stata introdotta nel mondo cristiano dalla Chiesa 

Cattolica, esaminiamo che cosa ne dice l'Enciclopedia Cattolica. ediz. inglese 911, alla voce 

Natale (Christmas) si può leggere: 

“Il Natale non fu tra le prime feste della Chiesa...La prima evidenza di questa festa venne 

dall'Egitto…” 

Inoltre se Dio avesse stimato utile per noi che il mese e il giorno in cui l'Eterno Suo 

Figliuolo divenne incarnato, fossero conosciuti e celebrati in tutte le età, Colui che 

comandò di santificare il settimo giorno, in memoria della creazione, e d'osservare il 15 

di Nisan la Pasqua, in commemorazione della liberazione d'Israele dall'Egitto, non 

avrebbe Egli distinto quel giorno in modo da rendere impossibile per i cristiani ogni 

disputa in proposito? E chi ne potrà dubitare? 

In mancanza di un ricordo preciso proveniente da Dio, tutte le ricerche hanno fine in 

semplici congetture e conseguentemente il volere imporre l'osservanza di un giorno 

speciale in commemorazione della natività del Signor Gesù Cristo é una vera ordinanza 

umana. 

Lo Spirito Santo ci rivela nella Scrittura solo ciò che è importante per l'uomo 

peccatore: La morte Giov. 3:16 “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito 

Figlio, affinché chiunque crede in lui  non perisca, ma abbia vita eterna”; e La Sua resurrezione 

Rom.8:11, 34 “Se lo Spirito di colui che ha risuscitato  Gesù dai morti abita in voi, colui che ha 

risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che 

abita  in  voi…  Chi  li  condannerà?  Cristo  Gesù  è  colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla 

destra di Dio e anche intercede per noi”; Atti 3:14-15 “Ma voi rinnegaste il Santo, il Giusto e chiedeste 

che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti. Di 

questo noi siamo testimoni”.  

È UNA FESTA PAGANA 

In un trattato dell'anno 243 é indicato come giorno natalizio di Cristo il 28 Marzo.

Altre date della nascita di Cristo sono il 2 Aprile (secondo Ippolito); il 19 Aprile ed il 20 

Maggio. 

Le ultime sono: il  6 Gennaio (secondo Clemente Alessandrino; solo gli Armeni 

sembra che stabiliscano ancora la nascita di Cristo per il 6 Gennaio). Fu solo intorno al 

325-354 che a Roma si stabilì nettamente la festa liturgica del natale al  25 Dicembre, la 

decisione fu presa per motivo teologico: quest'ultima data era una festa pagana di Mitra 

dedicata al “dio Sole” e si festeggiava il dio sole con giochi nel circo e con grande afflusso 

in Roma di gente da tutto l'Impero.  

L'imperatore Aureliano (270-275 d.C.) diede molta importanza al culto del sole e, nel 

274, dichiarò il 25 dicembre natale del Sole Invitto. 

L'imperatore Costantino sostituì la festa del dio Sole stabilendo che per il 25 dicembre 

si festeggiasse la nascita di Cristo, pensando di sconfiggere e soppiantare i vecchi culti.  

Nel corso del IV sec. questa data andò acquistando credito, ma le feste pagane di questi 

uomini  erano troppo radicate nel costume  popolare per essere  abolite dall’influenza del 

Cristianesimo… La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 5 di 13 

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La festa pagana, con le sue baldorie e gozzoviglie, era talmente popolare per i cristiani 

che furon ben contenti d'aver trovato una scusa per perpetuare la celebrazione con pochi 

cambiamenti sia nello spirito, sia nell'usanza (N.B. qui si parla di cristiani, non si deve 

intendere i veri seguaci di Cristo, ma coloro che una volta erano pagani e dopo la 

simulata conversione di Costantino, accettarono la nuova religione di stato: il 

Cristianesimo). 

Cosi per quei pagani che si convertivano al cristianesimo si trovò la scusa necessaria 

per cominciare a considerare la loro festa pagana del 25 Dicembre (giorno natale del dio 

sole), come se fosse. il giorno natale del Figlio di Dio. 

Fu così che il Natale si infiltrò gradatamente nel mondo occidentale. E nel 534 d. C. il 

vescovo di Roma proclamò il 25 Dicembre anniversario della nascita di Cristo. 

Siberio ordinò ai fedeli di celebrare questo giorno per ricordare la natività di Gesù. 

Possiamo chiamarla o definirla come vogliamo ma rimane sempre la vecchia festa 

pagana in onore del Sole! L'unico cambiamento sta nel fatto che lo chiamiamo il natale di 

Gesù anziché “natale  dell'invincibile Sole”. Noi possiamo chiamare un coniglio con il 

nome di leone, ma sempre un coniglio rimane. 

In seguito, per questa data del 25 dicembre i falsi ministri di Dio fecero fare dagli 

artefici delle piccole sculture di gesso o di altra materia e tra queste una raffigurante il 

“Bambino Gesù”… Così questi falsi dottori portarono un piccolo simulacro alla bocca 

degli uomini per farlo baciare, dando falsamente a credere che rappresenta il bambino 

Gesù. A questo riguardo l'apostolo Paolo dice: 2 Corinti 5:16 “Quindi, da ora in poi, noi non 

conosciamo più nessuno da un punto di vista umano; e se anche abbiamo conosciuto Cristo da un punto 

di vista umano, ora però non lo conosciamo più così”.  

ORIGINE DEL NATALE:  

Nimrod, nipote di Cam, che a sua volta era uno dei tre figli di Noè, fu il fondatore del 

sistema babilonese. Quest'uomo edificò la torre di Babele, la città originale di babilonia, 

l'antica Ninive. Nimrod, in ebraico deriva da MARAD, che significa “si ribellò”. Da molti 

scritti antichi, si apprende molto su questo uomo che iniziò la grande apostasia che 

avrebbe poi dominato il mondo fino ad oggi. 

Nimrod era così malvagio e perverso che sembra abbia sposato la sua stessa madre, il 

cui nome era Semiramis. Dopo la morte prematura di Nimrod. la sua cosiddetta mogliemadre Semiramis, propagò la dottrina malvagia della sopravvivenza di Nimrod come essere 

spirituale, che appariva ogni anno (il 25 dicembre) in un albero sempreverde, lasciando dei 

doni su di esso;

Furono queste le origini del cosiddetto “Albero di Natale”. Nel corso delle generazioni 

successive, la tradizione babilonese trasformò Nimrod in un falso Messia, il “Figlio di Baal”

il “dio Sole”.

Nel sistema babilonese, La  “Madre e il bambino” (Semeramis e Nimrod) divennero 

poi il principale oggetto di adorazione. 

In seguito tale venerazione si sparse in tutto il mondo. entrando a fare parte di 

culture diverse si cambiarono solo i nomi: 

U In Egitto, la madre e il bambino divennero "Iside e Osiride";  

U In Asia “Cibele e Attis”; La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 6 di 13 

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U Nella Roma pagana “Fortuna e Giove fanciullo”. 

U Anche in  Grecia, Cina, Giappone e perfino nel Tibet esisteva tale usanza, molto 

tempo prima della nascita di Gesù Cristo.  

NON E VERO MA CI CREDO 

Leggendo in una rivista italiana di arredamento, l'autrice di un articolo sul Natale, 

Alma Lanzani scrive: 

 

“Il Natale, così come lo viviamo in quest'ultimi anni, non è poi molto diverso dalle antiche feste 

pagane che lo hanno generato”. 

Con competenza, l'autrice descrive le tradizioni, le magie che si tramandano da 

millenni racchiuse in quelle “piante natalizie” che per la cristianità e ahimè, forse, per tanti 

credenti evangelici, sono ormai state accettate inconsapevolmente nella loro vita cristiana 

in queste occasioni di festa. 

Ó Contro il male “la forza del rosso”: Usiamo il colore rosso a volontà nei giorni di 

festa. Tovaglie, vestiti, giarrettiere, carta da regalo. Catalizzeremo così le energie positive, 

allontanando gli influssi maligni. Questo colore infatti è simbolo di vitalità e richiama la 

forza del sole, dell'amore, della passione. 

Ó La fortuna in tavola: questi gli ingredienti essenziali per un menù natalizio che 

porti fortuna ed esorcizzi i guai: 

Pesce: porta salute, prosperità e benessere. 

Un primo con ripieno: a scelta tra ravioli, tortellini, ancora più benefici se preparati 

in casa. 

Un volatile: tacchino o cappone, oca o gallina. Favoriscono l'armonia in famiglia ed 

il benessere dello spirito. È per via delle ali che rappresentano l'anima e il pensiero. 

Frutta secca, torrone e panettone: simboleggiano i lati dolci della vita, quelli che 

portano salute, prosperità e danaro. 

Ó Contro gli spiriti maligni:  

L'agrifoglio: porta in casa benessere e felicità e protegge contro le influenze 

negative, rinsalda i rapporti affettivi. 

Le dodici notti sante: nelle notti tra il 26 dicembre ed il 6 gennaio si ritiene che le 

streghe tentino di insidiare la nostra casa. Appendiamo dunque alla finestra un ramo 

d'alloro e qualche testa d'aglio. Chi ha un giardino può accendere un fuoco vivace e 

scoppiettante: si dice infatti che le streghe odino tutto ciò che rallegra la vita. 

Pane e latte: nelle dodici notti sante si aggirano anche degli spiriti inquieti: per loro 

lasciamo fuori dalla porta o sul davanzale una ciotola con pane e latte. 

Profumi propiziatori: per procurarci gioia e salute facciamo bruciare bucce di 

mandarini o di arancio acquistiamone le essenze. 

Campanelle: usatissime in Oriente e diffuse in tutto il mondo, si ritiene che con il 

loro tintinnio mettano in fuga le presenze maligne. La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 7 di 13 

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L'ALBERO DI NATALE 

Oltre all'albero sempreverde di Nimrod, anche in altri popoli pagani germanici

usavano decorare le loro case con piante sempreverdi che consideravano come 

sede degli spiriti della vita e della fecondità e con rami di agrifoglio ricchi di 

bacche rosse in onore degli spiriti della foresta, usanza ancora oggi viva in 

molte province francesi, svizzere e tedesche. 

La vigilia di Natale, si appendevano ramoscelli di agrifoglio nelle 

case e nelle stalle allo scopo di allontanare i sortilegi. 

L'azione era duplice: da un lato rappresentava la sopravvivenza delle piante e la 

speranza della loro rinascita; dall'altro, grazie alle spine, scacciava gli spiriti maligni.  

Infatti, alcune di queste piante sempreverdi come il pungitopo e il vischio, non 

soltanto erano vitali nelle gelide stagioni invernali, ma producevano perfino dei frutti a 

riprova della loro fertilità.  

Questi alberi o arbusti, erano, quindi decorati con luci e fronzoli diversi. Ad 

esempio: 

I Druidi, sacerdoti degli antichi popoli celtici, i quali abitavano soprattutto nel 

moderno Galles, in Gran Bretagna, adornavano, nel periodo di fine anno i rami di questi 

alberi con mele decorate. 

I romani credevano che l'agrifoglio, piantato presso una casa, la proteggesse dai 

malefici. 

Cosa ci dice la Bibbia a tal proposito?  

Leggiamo in Geremia 10:2-6 “Così parla il SIGNORE: “Non imparate a camminare nella 

via delle nazioni, e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni quelle che ne hanno 

paura. Infatti i costumi dei popoli sono vanità; poiché si taglia un albero nella foresta e le mani 

dell'operaio lo lavorano con l'ascia; lo si adorna d'argento e d'oro, lo si fissa con chiodi e con i martelli 

perché non si muova. Gli idoli sono come spauracchi in un campo di cocomeri, e non parlano; bisogna 

portarli, perché non possono camminare. Non li temete! perché non possono fare nessun male, e non è in 

loro potere di far del bene”. Non c'è nessuno pari a te, SIGNORE; tu sei grande, e grande in potenza è 

il tuo nome”  

A riguardo del babbo natale è paradossale poi che, durante il 

resto dell'anno i genitori puniscono i figli per aver detto delle bugie. 

Poi a Natale, essi stessi dicono ai loro figli questa bugia in merito a 

Babbo Natale.   

IL VISCHIO  

Oltre all'uso citato sopra a proposito del vischio,  gli 

antichi pagani usavano il vischio nella notte che 

commemorava la morte del, "Vecchio Sole" e la nascita del 

nuovo nel solstizio d'inverno (25 dicembre) perché 

ritenevano fosse sacro al sole, a motivo del suo potere La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 8 di 13 

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magico guaritore. Le attuali popolazioni nordiche, discendenti dai Celti che l'avevano 

portata alla gloria degli altari, l'hanno sempre ritenuta frutto di misteriose forze celesti. 

Veniva raccolto la prima notte dell'anno con un falcetto d'oro dal capo dei Druidi e lo si 

lasciava cadere su un lenzuolo di lino immacolato, poiché, si 

diceva, toccando il suolo avrebbe perso i suoi poteri magici. Poi, 

seguiva il sacrificio di due torelli bianchi, le vergini vestite di 

bianco portavano il vischio verso l'acqua lustrale raccolta in un 

bacile con cui si aspergeva la folla, augurando pace, amicizia e 

buona salute. 

Nel medioevo, guaritori e streghe preparavano elisir d'amore e porzioni magiche 

medicamentose con il vischio. I rami della pianta, infine, accuratamente essiccati e trattati 

con opportuni riti contro il malocchio, si conservano tutto l'anno nelle abitazioni, per 

tenere lontano gli spiriti malefici del diavolo. Quest'ultima usanza non è stata 

dimenticata: alla fine dell'anno il vischio compare nelle vetrine dei fiorai, ed è un regalo 

propiziatorio che gli amici più superstiziosi accettano volentieri.  

IL PRESEPE 

La rappresentazione del presepe che ha luogo nella 

Chiesa in occasione del Natale non ha nessun 

fondamento biblico, si rifà a  S. Francesco d'Assisi che 

secondo la tradizione ideò a Greggio nel 1223 il primo 

presepe.  

Dice l'enciclopedia cattolica che: “La presenza del bue 

e dell'asino si deve ad un'erronea interpretazione di Isaia1:3 

e di Abacuc 3:2 (Versione «Itala»)”. 

“È evidente che questa rappresentazione, pur avendo un valore artistico e 

folcloristico è in contrasto con l'insegnamento divino espresso nella Bibbia al 2° 

comandamento (Esodo 20:3-5 “Non avere altri dèi oltre a me. Non farti scultura, né immagine 

alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù  sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti 

prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il  SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; 

punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano”), 

ancora nel N.T. é scritto: Atti 17:29 “Essendo dunque discendenza di Dio, non dobbiamo credere 

che la divinità sia simile a oro, ad argento, o a pietra scolpita dall'arte e dall'immaginazione umana”.

I DONI  

Anche questo scambiarsi dei doni non é biblico. Molti 

si rifanno a dopo la nascita di Gesù ai doni portati dai 

«Magi» Mat. 2:2-11. Se leggiamo attentamente notiamo che: i 

magi non presentarono i doni per il compleanno, perché 

giunsero svariati giorni dopo. Non fu d'esempio affinché 

anche noi ci scambiassimo dei  doni; i Magi offrirono dei 

doni a Lui non ai loro amici o parenti. Fra i Popoli 

orientali. é consuetudine che nessuno si presenti davanti ad 

un Re o un gran personaggio senza avere un dono da presentare in segno di rispetto. La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 9 di 13 

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La verità é che i Magi non istituirono una nuova tradizione natalizia di scambiarsi dei 

doni a vicenda per onorare il giorno natale di Cristo, essi stavano seguendo l'antico 

costume orientale, si presentarono a Colui che era nato "Re dei Giudei" con dei doni, 

come fece anche la Regina di Seba, quando portò dei doni a Salomone.  

STRENNE 

Le strenæ (eacute;trennes) del 1 gennaio romano (fortemente condannato da Tertulliano, 

de Idol., XIV y X, a da Massimo di Torino, Hom. el CIII, de Kal. gentil., en P.L., LVII, 

492, ecc.).  

Purtroppo quello che sembra la festa più cristiana dell'anno non è altro che un 

insieme di festeggiamenti che per la Roma pagana cominciavano il 17 Dicembre con i 

Saturnali, feste in onore del dio Saturno, e culminavano nella notte di S. Silvestro che si 

celebra il 1° Gennaio. 

Descrive il Cattabiani: 

“Durante le feste ci si scambiavano come doni candele e statuette di argilla 

mentre era permesso il gioco d'azzardo e i ruoli sociali s'invertivano; lo schiavo 

diventava padrone e il padrone serviva per gioco, come a Carnevale. 

Quell'atmosfera scherzosa e persino orgiastica simboleggiava 

la fine dell'anno vecchio che si disintegrava nel caos da cui si 

sarebbe formato l'anno nuovo, celebrato il primo di Gennaio, 

quando  i Romani si scambiavano come porta fortuna doni 

augurali, detti «strenae». Originariamente erano dei rametti 

d'alloro, simbolo del sole, che in quei giorni cominciava 

nuovamente a ricrescere sull'orizzonte dopo la «morte» 

invernale del solstizio (22 dicembre)”. 

Stando alla leggenda, fu per primo un re sabino, Tito Tazio, a chiedere ai suoi sudditi, 

per Capodanno l'omaggio di un ramo di alloro o di ulivo colto in un boschetto sulla via 

Sacra consacrato a una dea di origine sabina, Strenia, apportatrice di fortuna e felicità: da 

qui l'origine delle «strenne». 

Questa usanza si propagò gradualmente anche tra i cittadini di Roma e dell'impero e 

più tardi venne assorbita dalla tradizione  cristiana e dalle sue festività di Natale, 

Capodanno, Epifania, o anche localmente, da S. Lucia e S. Nicola che sostituiscono le 

antiche feste pagane nel medesimo periodo dell'anno. 

Oggi si chiamano «strenne» proprio quei doni di vario genere che sono diventate per 

la cristianità le strenne natalizie. 

SOTTILI FORME CHE POSSONO COINVOLGERE I CREDENTI 

NELLA TRADIZIONE NATALIZIA 

AUGURI: In questo periodo dell'anno il mondo  intero si prepara a festeggiare il 

Natale anticipando gli auguri. Leggiamo in Marco 7:8 “Avendo tralasciato il comandamento di 

Dio vi attenete alla tradizione degli uomini,” questo era l'atteggiamento tipico dei farisei. Il 

credente non solo non deve contraccambiare  questi tipi di auguri ma li deve proprio La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 10 di 13 

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rifiutare (Colossesi 2:8 “Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri 

secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo”).  

PREPARATIVI: Ricchi e poveri si affaticano in mille modi per la buona riuscita di 

quel giorno. 

U Il Ricco stolto, fece dei preparativi sbagliati  (Luca 12:16-21). Il credente deve 

prepararsi per qualcosa di più grande. 

U Noè, uomo di Dio preparò un'arca di salvezza per la propria famiglia (Ebrei 11:7).

U Noi vogliamo prepararci per l'incontro del nostro Sposo (Matteo 24:44; Apoc. 19:7). 

DONI: Settimanali, quotidiani, riviste, mass media e vetrine di negozi lasciano spot 

pubblicitari in maniera pressante. La mente dell'uomo computerizza questo messaggio 

tanto da renderlo privo di ogni volontà (Isaia 1:23 “I  tuoi  prìncipi  sono ribelli e compagni di 

ladri; tutti amano i regali e corrono dietro alle ricompense; non fanno giustizia all'orfano, e la causa 

della vedova non giunge fino a loro”; 1 Sam. 8:1-3 “Quando Samuele divenne vecchio, nominò i suoi figli 

giudici d'Israele. Suo figlio primogenito si chiamava Ioel e il secondo Abia; essi esercitavano la funzione 

di giudici a Beer-Seba. I suoi figli però non seguivano le sue orme, ma si lasciavano sviare dall'avidità, 

accettavano regali e pervertivano il giudizio”; 2 Re 5:25-27 “Poi andò a presentarsi davanti al suo 

signore. Eliseo gli disse: “Da dove vieni, Gheazi?” Egli rispose: “Il tuo servo non è andato in nessun 

luogo”. Ma Eliseo gli disse: “Il mio spirito non era forse presente laggiù, quando quell'uomo si voltò e 

scese dal suo carro per venirti incontro? È forse questo il momento di prendere denaro, di prendere vesti, e 

uliveti e vigne, pecore e buoi, servi e serve? La lebbra di Naaman s'attaccherà perciò a te e alla tua 

discendenza per sempre”. Gheazi uscì dalla presenza di Eliseo, tutto lebbroso, bianco come la neve”).

Ricordiamoci che Dema fu attratto dal presente secolo e ne rimase vittima (2 Timoteo 

4:10).  

QUALE ATTEGGIAMENTO DEVE ASSUMERE IL CREDENTE? 

SPRECO ECONOMICO: L'aspetto religioso del Natale rimane soltanto esteriore 

mentre la realtà rientra in un vero e proprio giro di affari. Lo spreco si fa strada 

nell'acquisto dei famosi addobbi, di nuovi vestiti, nuove macchine, prodotti alimentari, 

bevande in misura eccessiva e così via. 

Scrive un pastore evangelico: 

“In questo periodo il dio-consumismo sta per essere adorato, come ogni anno, 

con un ampia varietà di riti sacri. Il suo sacerdote (la pubblicità televisiva e 

stampata) ha già da tempo chiamato a raccolta i suoi fedeli con immagini attraenti 

e un linguaggio seducente. «Non rinunciare compra! Non risparmiare, spendi!» 

sono i suoi comandamenti più ascoltati. Questo sacerdote é diventato ormai 

compagno abituale del nostro cammino e , se un giorno dovessimo decidere di 

percorrere una strada diversa dalla sua, lo faremmo probabilmente non per la 

fede in valori migliori, ma soltanto per mancanza di denaro. Il sacerdotepubblicità non manca di offrirci immagini di valori (serenità, gioia) ed atmosfere 

cariche di buoni sentimenti, ma non ci troviamo mai davanti al reale, sempre 

davanti all'artefatto. Lo stesso sacerdote, unico mediatore fra l'uomo e l'oggetto-La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 11 di 13 

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dio desiderato, usa senza scrupoli il segno di Cristo per i suoi scopi: parla di festa 

cristiana, usa simboli cristiani. Così tutti coloro che si dicono «cristiani» saranno 

tranquilli, perché avranno in qualche modo ricordato Cristo, anche se in realtà il 

loro comportamento ne contraddice l'opera e il messaggio. All'uomo che insegue 

il miraggio dell'essere, però sempre molto più preoccupato dell'avere, si apre 

contemporaneamente la possibilità di  essere (una nuova creatura, un figlio di 

Dio) e di avere (la vita eterna) e tutto questo in Cristo”. 

La Parola di Dio ci istruisce ad utilizzare il nostro danaro nel miglior modo cioè: 

3 Per la casa di Dio    Esdra 1:4 

3 Programmi per la Comunità  Malachia 3:8

3 Offerte per le missioni   Rom. 10:14-15  

COME COMPORTARSI NELLA FAMIGLIA MISTA 

IL GIORNO DI NATALE? 

3 Il credente non deve partecipare: Efes. 5:11 “Non partecipate alle opere infruttuose delle 

tenebre; piuttosto denunciatele”. 

3 Deve resistere stando fermo nella fede: 1 Pietro 5:9.

3 La promessa è rivelata dallo Spirito Santo nei fatti apostolici: Atti 16:31 “Credi nel 

Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia”.  

TUTTE QUESTE COSE RENDONO VERAMENTE 

ONORE A CRISTO? 

Dopo queste considerazioni qualcuno dirà:  “D'accordo ma che male c'é il celebrare il 

Natale? Non é forse una buona occasione per richiamare l'attenzione di tutti, credenti e increduli a 

ricordare Gesù ed onorarlo?” Non ci sarebbe nulla da obiettare a questa tesi, se la Sacra 

Scrittura, la Bibbia, rivelazione di Dio all'uomo, non avesse parlato tanto chiaramente al 

riguardo ordinando di evitare quanto é pagano ed inutile, ed invitando i cristiani fedeli 

all'Evangelo a condursi come ci riferisce Paolo in Efesini 5:8-11 “Perché in passato eravate 

tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce poiché il frutto della luce consiste in 

tutto ciò che è bontà, giustizia e verità esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate alle 

opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele”.

Qualcun'altro afferma «Ma oramai lo fanno tutti!» 

Anche nell'antica Roma si diceva «vox populi, vox dei». Anche Confucio diceva: «il 

cielo ode secondo come ode il popolo». 

Tutto quanto é tradizione e paganesimo é detestato da Dio, infatti Gesù stesso 

riprende duramente i religiosi del Suo tempo (Matteo 15:3, 6 “Ma egli rispose loro: “E voi, 

perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?… Così avete annullato la 

parola di Dio a motivo della vostra tradizione”; Marco 7:8 “Avendo tralasciato il comandamento di 

Dio vi attenete alla tradizione degli uomini”). 

Dobbiamo avere il sentimento di Paolo: “pronti ad esaminare ogni cosa e ritenere il bene” (I 

Tess 5:21). Quel bene a cui il cristiano deve  attenersi fermamente e che deve saper La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 12 di 13 

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discernere (Eb. 5:12-14 “Infatti, dopo tanto tempo dovreste già essere maestri; invece avete di nuovo 

bisogno che vi siano insegnati i primi elementi degli oracoli di Dio; siete giunti al punto che avete bisogno 

di latte e non di cibo solido. Ora, chiunque usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, 

perché è bambino; ma il cibo solido è per gli adulti; per quelli, cioè, che per via dell'uso hanno le facoltà 

esercitate a discernere il bene e il male”). Di conseguenza è chiamato a condursi, a prò della 

verità, in modo degno del Signore, così da piacere non agli uomini, ma a Dio in ogni 

cosa. (Gal. 1:10 “Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere 

agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo”; Col. 1:10 “perché 

camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e 

crescendo nella conoscenza di Dio”). 

Molti ribadiscono: «Ma anche se le cose  stanno Cosi, anche se il Natale è una 

tradizione pagana in onore di un falso dio Sole, noi non l'osserviamo più per onorare il 

falso dio, ma per onorare Cristo».  

Ecco cosa dice Dio nella Sua Parola: Deuteronomio 12:30-31 “Guardati bene dal cadere nel 

laccio seguendo il loro esempio, dopo che saranno state distrutte davanti a te, e dall'informarti sui loro 

dèi, dicendo: “Come servivano i loro dèi queste nazioni? Anch'io voglio fare lo stesso”. Non farai così 

riguardo al SIGNORE tuo Dio, poiché esse praticavano verso i loro dèi tutto ciò che è abominevole per il 

SIGNORE e che egli detesta; davano perfino alle fiamme i loro figli e le loro figlie, in onore dei loro dèi”;

Giov. 4:24 “Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità”; 17:17

“Santificali nella verità: la tua parola è verità”.  

Gesù ancora ci dice: Matteo 15:9 “Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono 

precetti d'uomini”; l'osservanza del Natale é una tradizione degli uomini e i comandamenti 

di Dio che abbiamo citato lo proibiscono. 

Obiettivamente e coerentemente con l'insegnamento della Parola di Dio non 

possiamo, quindi accettare le tradizioni umane, in quanto desideriamo continuare ad 

essere saldi nella verità rivelataci da Cristo, nostro Signore, nella Bibbia, ancorati nella 

fede (Giuda v. 3 “Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi 

sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai 

santi una volta per sempre”).  

Poiché siamo il tempio dello Spirito Santo non ci contamineremo con il paganesimo 

di questo mondo (1 Cor. 3:16-17; 2 Cron. 29:5 “Ezechia fece ciò che é buono agli occhi dell'Eterno... 

disse loro: “Ascoltatemi, o Leviti! Ora santificatevi, e santificate la casa del SIGNORE, Dio dei vostri 

padri, e portate fuori dal santuario ogni immondezza”), tantomeno contamineremo la casa di 

Dio «luogo di culto». Oggi più che mai l'appello del nostro Dio risuona per quanti 

prendono alla leggera gli impegni sacri (Isaia 48:20 “Uscite da Babilonia, fuggite lontano dai 

Caldei!”).

Chi partecipa alle opere infruttuose delle tenebre corre frettolosamente al male (Prov. 

6:16-19). Ricordiamoci che non siamo stati salvati per tradizione ma per mezzo del 

sacrificio sublime di Cristo come d'Agnello senza difetto né macchia (1 Pietro 1:18).  

IL VERO SIGNIFICATO 

In realtà é difficile scorgere nella maggioranza delle persone che festeggiano il Natale 

un atteggiamento di devozione a Dio per ringraziarlo per aver mandato il Suo Figliuolo 

ad incarnarsi. La festa liturgica del Natale  di Enzo De Fano                                                                        Pagina 13 di 13 

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Invece il vero Natale é per il credente il giorno in cui Gesù nacque nel suo cuore, 

quello della salvezza. Grazie a Dio non é il caso di ricordarsene una volta l'anno e 

soprattutto gozzovigliando ed ubriacandosi. 

Secondo la Parola di Dio il vero significato del Natale é in relazione alla pace. 

Nell'Evangelo della natività c'é l'eco della speranza della pace. Nei tre cantici pronunciati 

per l'occasione é evidente: 

Ó Quello di Zaccaria (Luca 1:76-79); 

Ó Quello degli angeli (Luca 2:14); 

Ó Quello di Simeone (Luca 2:29);

Isaia profetizzò del Natale di Gesù (Is. 9:5) é evidente che «Egli é la nostra pace». 

Molti preferiscono essere abbagliati dai  tanti profeti-sacerdoti di questo mondo, 

trascurando o dimenticando il vero messaggio di quel «bambino fasciato e coricato nella 

mangiatoia»

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