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19 marzo 2013 2 19 /03 /marzo /2013 17:49
Nel tentativo assai discutibile di rendere più gradevole il messaggio dell’Evangelo e di attirare le persone ad ascoltarlo, si sta diffondendo la moda di ricorrere ai più bizzarri espedienti: “bizzarri” non certo rispetto agli stili di vita del mondo intorno a noi, ma rispetto ai metodi di evangelizzazione indicati dalla Scrittura e vissuti dalla Chiesa agli inizia della sua storia. Ci stiamo uniformando come accadde a Lot a Sodoma?!?

 

“…Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato»” (Mr 16:15-16).

 

La Chiesa si è sempre dovuta misurare con stimolanti sfide per testimoniare l’amore e la salvezza di Dio, sfide che nel corso dei secoli hanno visto protagonisti uomini e donne di Dio che, sacrificando sé stessi ed a volte anche la propria vita hanno affermato la loro fede in Cristo. Molte persone non erano erudite, di una cultura elevata, alcune hanno imparato a leggere attraverso la Bibbia, eppure esse sono state un potente strumento nelle mani di Dio per la diffusione del Vangelo. Con il loro modo di essere, la loro vita, le loro parole ed i loro fatti, hanno fatto vivere la Parola di Dio prima in loro stessi, poi nelle loro parole davanti al mondo.

 

 

Metodi e modi

 

Nel corso del tempo, anche le metodologie di evangelizzazione sono cambiate.

L’apostolo Paolo in Atti 17:22-23, per testimoniare agli Ateniesi, usa un elemento esistente, un dio sconosciuto, per introdurre il messaggio di salvezza, nel quale non sono sottaciuti gli elementi anche più “imbarazzanti” quali la morte di Gesù, e la sua resurrezione. Arrivati a quel punto  alcuni Ateniesi hanno bollato il discorso di Paolo come le “farneticazioni di un insensato”. È una metodologia rivoluzionaria che lo Spirito Santo, attraverso Paolo, adopera per arrivare ai cuori di quelle persone; tuttavia è intendimento di Paolo e dello Spirito Santo, in ogni caso, di annunciare con franchezza il messaggio del Vangelo, senza equivoci (At 9:28).

 

Oggi esistono diversi modi e mezzi per annunciare l’Evangelo: accanto alla classica predicazione e alla condivisione personale si sono aggiunti i giornali, la radio, la televisione, internet. Questi mezzi erano impensabili per i credenti della primitiva Chiesa; anche i nostri padri ne hanno utilizzato solo alcuni; nonostante ciò la proclamazione del Vangelo è andata avanti ed in molti casi va avanti tuttora, rispettando quello che è il principio neo-testamentario: completezza e franchezza.

 

Il messaggio non si dissocia mai dal messaggero, vi è una sintonia tra chi annunciava la rivoluzione di Dio e la propria vita rivoluzionata dal Vangelo, sia nel modo si esprimersi, sia nel modo di fare e di pensare. Queste componenti sono gli elementi indispensabili per il raggiungimento dell’obiettivo affidato alla Chiesa.

 

 

Nuovi orizzonti

 

Tenuto conto di quanto espresso fin qui, bisogna, purtroppo, constatare che sono in voga oggi nuove metodologie di presentazione del Vangelo, della buona novella, di quel messaggio rivoluzionario che ha sconvolto, in modo positivo, la vita di persone, di famiglie, di gruppi sociali. Qualche credente al grido macchiavelliano “il fine giustifica i mezzi” mette in campo modi, a volte bizzarri, per portare il messaggio di Gesù alle persone.

Sono tutti utili?

Sono rispettosi dei principi indicati nella Bibbia?

 

Internet ha aperto una nuova finestra sul mondo, in essa possiamo trovare anche alcune delle più fervide “intuizioni” su come si può proclamare in messaggio di Cristo, perché dobbiamo sempre ricordare che noi proclamiamo il messaggio di Cristo, non una nuova filosofia oppure un nuovo modo di pensare e di vivere la vita terrena.

 

Sicuramente i tempi sono cambiati, ovvero, il modo di comunicare tra le persone è cambiato, ma non i contenuti. Si sente parlare della crisi di valori (la famiglia, l’onesta, l’amore verso se stesso e gli altri, ecc.), argomenti che non hanno tempo perché sempre attuali, ma il limite di tali discussioni è che non hanno delle “ricette” valide per risolverli.

Noi credenti in Cristo possiamo portare il nostro messaggio di speranza ad un mondo disperato, alla deriva, ma quanto ci preoccupiamo “dell’involucro”? Dove lo poniamo questo messaggio? A quale mezzo lo affidiamo?

 

Il Signore Gesù ci ricorda che il vino nuovo va messo in otri nuovi (Mt 9:17), pertanto il nuovo messaggio non può essere contenuto in vecchi contenitori, ma anche l’esteriore deve essere testimone del nuovo interiore, rinnovato dallo Spirito Santo.

Se il messaggio del Vangelo è importante, le forme con cui lo si annuncia lo sono anch’esse perché le forme possono legittimare, rafforzare ed indirizzare il messaggio stesso ed il suo portatore. Devono esserci forma e sostanza.

 

Nuove tendenze, pertanto, sembrano affacciarsi nelle chiese, in maniera innocua ed accettate da credenti desiderosi di servire il Signore. Mettendo, però, insieme le singole modalità, i singoli eventi, essi nascondono una pericolosa filosofia: riuscire ad essere cristiani avendo modi di comportarsi, di comunicare simili a coloro che non hanno la speranza nel cuore. Il messaggio del vangelo, la buona Novella, non è più un messaggio di rottura, ma viene presentato come un qualcosa di diverso, un nuovo modo di pensare e di agire che può, pertanto, convivere con qualsiasi forma di agire e di pensare, purché questa non sia un reato. Le forme non sono più quelle rivoluzionarie del Battista, di Gesù, degli Apostoli, di Paolo, della primitiva Chiesa e dei credenti di qualche anno fa, ma il messaggio diventa sempre più timido, tiepido, nascosto in mezzo a parole che possono avere sensi differenti a seconda di chi le pronuncia e a seconda di chi le ascolta. Non viene più presentato un messaggio di rottura, ma un messaggio accomodante e rassicurante.

 

 

Alcuni esempi

 

• Un gruppo di fratelli ha organizzato, in occasione del Carnevale, una festa in maschera, nella quale poi hanno annunciato il messaggio del Vangelo.

Certamente organizzare una festa attira diverse persone, specialmente giovani e predispone in maniera positiva la persona non credente che vi partecipa; infatti non pensa minimamente che in una festa di carnevale si possa parlare del Vangelo. Invece si!

Alcuni credenti sono giunti alla conclusione che è possibile annunciare il messaggio di salvezza anche durante una festa in maschera; pensate all’apostolo Paolo, vestito da Cesare, che annuncia la salvezza…le feste in maschera esistevano anche allora!

 

• Per i festeggiamenti di Capodanno, in qualche Campo per giovani cristiani si è pensato di organizzare la serata di fine anno a suon di musica e balli, però prima di ciò si è pensato bene di parlare del Signore, di affidare a lui il nuovo anno, ma poi via alle danze…Si può passare un fine anno come ad un “veglionissimo di Capodanno” organizzato da qualche ristorante, con qualche variante sul tema. È forse anche per questo che alcuni Campi, che non hanno questo tipo di programmi, non si sono più svolti? Perché non hanno presa sui giovani?

Chiediamoci, fratelli e sorelle: cosa stiamo dando ai nostri giovani?

 

• Il canto, un meraviglioso mezzo espressivo che il Signore ci ha donato per lodarlo e ringraziarlo per le cose che ha fatto e per dire quello che lui è per noi.

Ci sono dei canti di lode al Signore (o che si ritengono tali), i quali però hanno bisogno di essere spiegati all’uditorio per capire che sono diretti al Signore; le parole si potrebbero adattare ad una moltitudine di persone e/o situazioni! Come capire la differenza?

Ci sono canti che hanno un testo molto vago, troppo vago, dove non compare mai la parola Gesù, Dio, Signore, ecc... è tutto sottinteso. Alcuni testi di cantanti famosi hanno la stessa caratteristica: sono credenti anche loro?

 

Molte musiche e testi composti da autori non credenti, tenuto conto di ciò che è stato detto precedentemente, potrebbero andar bene in una evangelizzazione per “attirare la gente è importante”. Le parole possono essere spiegate successivamente, se si vuole, se è necessario; ma, se l’autore di questi brani non è credente, come è possibile che abbia rivolto a Dio i suoi pensieri? Il suo talento è rivolto piuttosto a qualche ragazza a qualche donna o uomo

 È un “piccolo dettaglio” che può essere trascurato, in fondo è importante portare lì le persone per poter annunciare in pochi minuti l’Evangelo, il quale, tenuto conto del tempo globale dell’evento, risulta essere quasiuna parte marginale del programma.

 

Per non parlare poi dei testi in inglese diretti ad una platea di italiani. Se la musica e le parole devono comunicare qualcosa, in questo caso abbiamo la quasi certezza che molte persone non sapranno cosa hanno ascoltato.

Alcuni, purtroppo, evangelizzano così.

Dov’è andato a finire l’insegnamento degli Atti? Dov’è la rivoluzione che il mondo aspetta se la si propone con le stesse forme, lo stesso linguaggio, a volte poco comprensibile?

Non si generano forse equivoci sul messaggio stesso?

Vivere Cristo e testimoniare di Cristo è una realtà diversa.

 

Bisogna precisare, però, che in alcune circostanze, è possibile pensare di “sollecitare” la curiosità delle persone, attraendole con qualcosa: musiche, parole conosciute o altro.

Ma questo deve portare via poco tempo; la centralità di tutto deve rimanere il Vangelo, altrimenti diamo una visione distorta delle cose e non siamo dei buoni e bravi testimoni.

 

• X-Factor, l’ultima frontiera del talent–show. Ha molto successo negli Stati Uniti ma, negli ultimi anni, ha preso piede anche in Italia, dando alla luce nuovi talenti canori.

Il mondo “evangelico” poteva rimanere indifferente a tutto ciò? No di certo!

Pertanto qualcuno ha pensato di organizzare un X Factor “cristiano”, il J-Factor, (la “J” sta per Jesus - suppongo) nel quale si scoprono nuovi talenti nella musica cristiana, con tanto di giuria, eliminatorie e vincitore.

In fondo è un modo per far emergere talenti per la lode e la testimonianza per il Signore.

Ma perché allora, non andare direttamente ad X-Factor e cantare li? (Alcuni so che lo hanno fatto).

Perché si sente il bisogno tra credenti di misurare i propri talenti e di decretare chi è il migliore, fare dei festival della canzone “cristiana” e incoronare il vincitore?

E meno male che Gesù diceva che il minimo su questa terra sarà il più grande nel regno dei cieli! “Chi dunque si umilierà come questo piccolo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18-4).

 

 

Il relativismo crescente

 

Tutti questi esempi reali - e potrebbero essercene altri - nascondono un nuovo modo di concepire in cristianesimo e della sua diffusione. L’evangelizzazione rispecchia sempre il modo di vivere della Chiesa, dei credenti.

In fondo, quando evangelizzo racconto qualcosa di me e, nel farlo, uso dei metodi che sono a me vicini, da me condivisi.

Allora, posso vivere la mia cristianità pur conservando qualche forma non totalmente “cristiana” e non parliamo di aspetti di secondo piano, ma del modo di comunicare il nostro credo al mondo.

Viene meno, inoltre, quell’elemento di rottura con gli stili mondani; viene proposto un modo “soft”, senza creare traumi, ma soprattutto viene esaltata l’importanza di scatenare la curiosità dell’uditorio, a discapito della centralità del messaggio di Cristo.

 

Quando queste forme non solo non vengono sufficientemente arginate, ma vengono portate all’interno delle nostre chiese senza filtro, senza che nessuno alzi la voce e cerchi un confronto con la Parola di Dio, senza che gli anziani verifichino cosa viene propinato ai propri giovani e meno giovani in questi campi e quali possono essere le possibili conseguenze, allora si aprono pericolose porte che ci costringeranno a continui rilanci, a continui compromessi.

 

Perché, per esempio, non organizzare per la notte di Capodanno un veglione per la chiesa, con tanto di balli e canzoni varie?

In fondo - si dirà - è stato fatto in un Campo biblico! Ecco che si realizzano eventi poco conformi ai principi biblici, ben lontani da quello che è lo spirito stesso del Vangelo! Ci troviamo così davanti ad una sorta di ostentazione della vanità “cristiana”.

 

Tutto è relativo, tutto è opinabile, ma la nostra base di confronto non è forse la Parola di Dio? Tutti gli inviti alla sobrietà dove sono andati a finire?

Purtroppo questo è il grande pericolo per le nostre chiese, dove il relativismo cresce sempre di più, dove il bianco diventa sempre più grigio ed è accettato come una “normale evoluzione dei tempi”.

Per rimanere nel campo musicale, i Salmi, che spesso vengono citati la domenica mattina, rappresentano, in parte, dei testi di musiche che si cantavano per il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.

Oggi sono pervenuti a noi, in larghissima parte, solo i testi, non le musiche, ma i testi ci parlano di Dio e dell’uomo creato da lui.

 

Non è importante fare solo buona musica, ma che la buona musica veicoli il vero ed inequivocabile messaggio del Vangelo.

Altrimenti facciamo altro, come tutti i cantanti non cristiani. Perché alcuni cantanti cristiani non hanno più la capacità di cantare lodi al Signore che siano comprese da tutti coloro che le ascoltano (cristiani e non)?

Perché bisogna essere molto vaghi?

Per ragioni di tipo commerciale? O c’è dell’altro?

 

Paolo ci ricorda:

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente…” (Ro 12:2)

 

Ma soprattutto è Gesù a ricordarci:

“Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt 5:13).

 

Come fa il sale a divenire insipido?

Noi siamo il sale della terra, un elemento di contrasto, difforme da qualsiasi altro modo di essere, di agire, contrario ad ogni logica umana e perversa, eppure così lineare e vera. L’uniformarci, anche se solo in apparenza, tende a rendere l’Evangelo insipido e pericolosamente “inutile”.

 

Alcuni potrebbero prendere il discorso di Paolo presso l’Aeropago per dire che ha preso spunto da un elemento pagano per annunciare Cristo. Vero, ma è solo uno spunto, non lasciamo che lo spunto diventi “ingombrante”.

In tutto il suo discorso non si sente per nulla parlare del dio sconosciuto e del suo altare o di altri déi.

Lo cita - è vero - ma poi il messaggio dell’Evangelo diventa centrale per lui.

Il discorso di Paolo è talmente chiaro che gli Ateniesi capiscono che è qualcosa di totalmente rivoluzionario, non conforme al comune pensiero, alcuni lo rifiutano, altri lo accettano.

 

Altri potrebbero prendere il passo di 1Corinzi 9:19-23 in cui Paolo afferma di essersi “fatto servo di tutto, per guadagnarne il maggior numero”.

Ma Paolo sta dicendo forse che è divenuto, ad esempio, uno senza legge (quindi che ha fatto qualcosa di illecito) pur di guadagnare qualche persona a Cristo?

Non possiamo pensare che questo passo, purché poi testimoniamo l’Evangelo, ci dia la “benedizione” per fare ogni sorta di cosa, lecita e non lecita.

 

 

A proposito di Lot

 

Ah è vero!

Quasi dimenticavo il titolo dell’articolo: “A proposito di Lot”!

Anche Lot pensava che alcune cose “grigie” sì, ma accettabili al fine di stare bene, sarebbero state gestite da lui con saggezza.

In fondo a Sodoma, dove andava ad abitare, non avrebbe mai fatto nulla di simile a quello che faceva la popolazione di quella città, ma con il suo comportamento poteva divenire una testimonianza per tutti. In realtà poi è divenuto una persona importante e di riguardo nella città, un giudice.

Eppure, nonostante la sua buona volontà e la sua conoscenza del  Dio di Abramo, egli non ha potuto più gestire queste cose, ha dovuto scegliere, ha dovuto pagare a caro prezzo la sua scelta iniziale.

 

Non possiamo illuderci di gestire ciò che non ci appartiene, perché queste cose, che non sono conformi alla volontà di Dio, prima o poi ci travolgeranno.

Le opere infruttuose di satana saranno distrutte, proprio come Sodoma, e non possiamo tenercele strette a noi.

 

Chiediamo, pertanto, al Signore di aiutarci ad essere dei testimoni franchi, veritieri, determinati nell’annunciare il Vangelo di Dio per quello che è e non per quello che gli altri vorrebbero che fosse.

 

Insegniamo ai nostri giovani la necessità di non conformaci ad una società che ci vuole tutti uguali.

Accettiamo anche il rischio di essere impopolari. È giusto che i nostri giovani sappiano cosa la Bibbia afferma, senza edulcorarne il contenuto. Forse non ne guadagneremo molti al Signore, ma davanti a Dio avremo fatto il nostro dovere.

 

Non cerchiamo i “numeri” nelle nostre chiese. Non sono forse milioni i cattolici nel mondo? Allora loro hanno ragione nell’interpretare le Scritture in un certo modo, perché... sono milioni?!

 

Ricordiamo a noi stessi ed ai nostri giovani che ci si può divertire e stare bene insieme anche non facendo necessariamente tutto quello che comunemente fanno gli altri giovani.

Satana ci costringerà a continui rilanci, a cose nuove, fino a quando saremo ben lontani da quello che il Signore ama.

L’essere cristiano non significa necessariamente soltanto avere convinzioni diverse su alcune realtà, ad esempio: la vita, la morte, ma vivere secondo la volontà di Dio, ricercandola ogni giorno e non avendo né vergogna per quello che si è né nostalgia per quello che non si ha e per quello che a Dio non piace.

 

I veri rivoluzionari siamo noi cristiani, il mondo ha bisogno della rivoluzione che solo l’amore di Dio può fare ed è giusto che quest’amore noi lo presentiamo così com’è, senza diluirlo con altri “espedienti”, con il rischio di rovinare il dolce sapore della salvezza di Dio.

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