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26 marzo 2015 4 26 /03 /marzo /2015 01:23

Essere cristiani in mezzo agli altri

Il porsi il problema di come essere cristiani, individualmente e come Assemblee, nel mondo scaturisce in modo immediato dell’insegnamento biblico. Il Signore Gesù, nella cosiddetta preghiera sacerdotale, diceva, riferendosi ai suoi discepoli di allora e del futuro:

“Io non sono più nel mondo ma essi sono nel mondo…il mondo li ha odiati perché non sono del mondo. Io non ti prego che tu li tolga dal mondo…Come tu hai mandato me nel mondo così anch’io ho mandato loro nel mondo” (Gv 17:11, 14, 15, 18).

E, un attimo prima di ascendere al cielo, ancora Gesù lasciava il grande mandato alla sua chiesa: “Voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e Samaria, fino alle estremità della terra” (At 1:8).

È questa la situazione nella quale il Signore ha voluto la sua Chiesa: nel mondo ma non del mondo. E il Signore, nei suoi disegni e nella sua grazia, ha voluto che, appunto nel mondo, la sua Chiesa fosse il veicolo della Parola, fosse la sua testimone.

Il Signore ha voluto per noi la presenza concreta in mezzo agli altri uomini (Mt 5:13-16):

“Voi siete il sale della terra; ora se il sale diviene insipido, come lo si salerà? Non è più buono a nulla se non ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta e non s’accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed ella fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5:13-16).

Un comportamento che implica consapevolezza ed adattamento al modo di essere e di pensare che ci circonda pur di trasmettere una testimonianza efficace:

“Poiché, pur essendo libero da tutti mi sono fatto servo a tutti pur di guadagnarne il maggior numero e con i Giudei mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto la legge mi sono fatto come uno sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; con quelli che sono senza legge mi sono fatto come se fossi senza legge (benché io non sia senza legge riguardo a Dio, ma sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. Coi deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi faccio ogni cosa a tutti per salvarne in alcun modo qualcuno” (1Co 9:19-22).

Il porsi il problema e l’obiettivo di relazionarsi con il mondo comporta necessariamente una conoscenza delle caratteristiche di pensiero e di impostazione di vita degli uomini in mezzo ai quali viviamo. Fra l’altro una conoscenza di questo tipo è utile anche per cogliere le influenze che la mentalità corrente ha sulle nostre scelte e sui nostri comportamenti.

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18 febbraio 2015 3 18 /02 /febbraio /2015 01:01

GESù SALVA

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10 giugno 2014 2 10 /06 /giugno /2014 13:03

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, son diventate nuove. (2 Corinzi 5:17)

PESANTE PATRIMONIO GENETICO

Non pensiamo che lo scopo del cristianesimo sia di migliorare lo stato del mondo, e neppure la natura umana. La prova è già stata abbondantemente fatta. Dio nella sua pazienza ha provato tutto per mettere in evidenza l'eventuale bene che vi poteva essere nel cuore dell'uomo, ma, sempre, costui si è dimostrato peccatore. Nessuno sfugge a questa condizione; oggi, in termini scientifici, si direbbe che il peccato è iscritto nel nostro patrimonio genetico. Figli di Adamo, tutti mostrano il carattere di Adamo. Invano vorremmo rigettare la nostra responsabilità su coloro da cui discendiamo; è vero che questa malvagia natura mi è stata trasmessa da loro, ma io sono un peccatore come loro, ed è a causa del mio peccato, che in fondo si identifica con quello di Adamo, che la legge divina mi condanna. La pretesa dell'uomo di diventare migliore è stata definitivamente rovinata quando Gesù, l'uomo perfetto, il "secondo Adamo", senza peccato, è venuto sulla terra: gli uomini lo hanno respinto e crocifisso. Ma per la fede in Gesù, crocifisso, poi risuscitato, ed ora glorificato nel cielo, una vita nuova è data a colui che crede. Egli diventa figlio di Dio. "Se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura". "Dio ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo". Dio non può gradire nessun altro che Cristo e coloro che sono "in Lui", nati di nuovo per la fede nel suo nome.

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10 giugno 2014 2 10 /06 /giugno /2014 13:02

IN COLOMBIA

L'autobus viaggiava ormai da parecchio tempo. La maggior parte dei viaggiatori sonnecchiava. La regione che si stava attraversando era malsicura ed era notte. Pedro, l'evangelista, ebbe improvvisamente la convinzione che Dio gli domandava di scendere dall'autobus. Si alzò dunque e pregò l'autista di fermare per permettergli di scendere. Ma costui non rallentò neppure, rifiutandosi di abbandonare il viaggiatore in piena notte in mezzo ad una regione ostile. Il nostro amico insisté, precisando che era Dio che gli domandava di fermarsi là. L'autista allora ubbidì e depose a terra il suo passeggero. L'autobus ripartì nella notte. Mentre era sulla strada, chiedendo a Dio di dirigerlo, Pedro scorse una luce. Camminò verso la casetta e bussò alla porta. Un uomo venne ad aprirgli e gli chiese qual era la ragione che lo aveva condotto in quel luogo a quell'ora tarda. Pedro raccontò semplicemente come Dio gli aveva chiesto di fermarsi là. Allora l'uomo lo introdusse nella casa. La famiglia era riunita e la Bibbia era aperta sul tavolo. Il padre aveva pregato Dio di inviargli qualcuno per spiegargli ciò che era stato da poco letto. Impressionati per il modo con cui questo incontro era stato diretto, tutti erano pronti, mediante le risposte di Pedro, ad udire la voce del Signore. E tutti poterono rallegrarsi e lodare Dio fino a tarda notte.

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7 aprile 2014 1 07 /04 /aprile /2014 15:21

Efesini 1:15-23

“Per questo motivo, avendo sentito della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non cesso di rendere grazie per voi, facendo menzione di voi nelle mie preghiere, affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione nella conoscenza di lui, essendo stati illuminati gli occhi del vostro cuore affinché sappiate a quale speranza ci ha chiamati, quale è la ricchezza della gloria della sua eredità tra i santi e quale sia l’immensità della sua potenza verso di noi che crediamo, nella misura dell’energia prodotta dalla forza della sua potenza. Si tratta della stessa potenza che operò in Cristo risuscitandolo dai morti e che l’ha fatto sedere alla Sua destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato e autorità e potenza e signoria e ogni nome che si nomina, non solo nell’età presente ma anche in quella futura e ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi e ha dato lui come capo sopra ogni cosa nella chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che porta a compimento tutte le cose in tutti”.

Il posto della preghiera

nel ministerio degli apostoli

Il contenuto di questa preghiera è talmente interconnesso con una tale ricchezza di linguaggio, che ogni tentativo di dividerla sembra improprio. Essa va letta e riletta per lasciarsene trasportare, per mezzo dello Spirito Santo, laddove si trova Cristo, nei luoghi celesti.

La nostra meditazione del brano si articolerà in:

il motivo della preghiera di Paolo,

• le cose per cui lui prega e

• il contributo del brano alla cristologia e all’ecclesiologia.

Ma innanzitutto appare appropriato osservare l’importanza che aveva la preghiera nella vita degli apostoli e, in particolare, nell’apostolato di Paolo.

Il libro degli Atti ci informa che i dodici apostoli ritenevano prioritario dedicarsi “alla preghiera e al ministero della Parola” (At 6:4).

Ecco perché si trovavano ripieni dello Spirito Santo e di potenza quando, senza preavviso, si presentarono delle opportunità di testimonianza davanti sia al popolo sia alle autorità (At 2:35; 4:8). A questo proposito Pietro conferma che, nei tempi apostolici, la predicazione apostolica avveniva “mediante lo Spirito Santo inviato dal cielo” (1P 1:12). Inoltre secondo il racconto degli Atti quasi ogni nuova iniziativa nasceva nel contesto della preghiera.

Quanto all’apostolo Paolo, lui ebbe a scrivere questo nella sua lettera ai Filippesi:

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fl 4:6-7).

In un’altra lettera Paolo fa sapere che lui stesso era “assillato ogni giorno dalle preoccupazioni che mi vengono da tutte le chiese” (2Co 11:28). Per Paolo queste preoccupazioni costituivano un motivo per pregare per le singole chiese e nello stesso tempo per ringraziare Dio per ogni evidenza di crescita spirituale e impegno in vista del progresso del Vangelo.

Sappiamo questo dalle sue lettere che spesso danno una notizia al riguardo oppure contengono una vera e propria preghiera, poco dopo l’iniziale saluto epistolare (si veda Ro 1:8-12; 1Co 1:4-9; Ef 1:15-23; Fl 1:3-5; Cl 1:3-12; 1Te 1:2-3; 2Te 1:11-12; 2Ti 1:3; Fi vv. 4-6).

I conduttori delle chiese nel mondo occidentale farebbero bene a prendere esempio dagli apostoli in questo campo. Se lo facessero, quando sorgono delle difficoltà all’interno delle chiese oppure delle sfide dall’esterno, spenderebbero più tempo in preghiera prima di mettersi a tavolino per decidere il da farsi.

Il motivo della preghiera di Paolo (1:15-16)

Non era a motivo di qualche problema che i lettori stavano affrontando o perché erano caduti in peccato che Paolo ne faceva sempre menzione nelle sue preghiere.

A spingerlo a pregare per loro erano le buone notizie che gli giungevano della loro “fede nel Signore Gesù”e del loro “amore per tutti i santi” (v. 15). Questo riferimento a ciò che aveva sentito sul loro conto fa comprendere che Paolo aveva in mente dei destinatari precisi, anche se non limitati ai santi di Efeso.

La fede degli Efesini, e delle chiese dell’Asia in generale, è ben testimoniata dagli eventi raccontati in Atti capitolo 19. Quanto all’“amore per tutti i santi”, evidentemente questa manifestazione della nuova vita faceva parte del loro “primo amore”; infatti sappiamo che qualche decennio dopo questo “primo amore” sarebbe venuto a mancare nella chiesa di Efeso (Ap 2:4).

Queste buone notizie giuntegli spingevano Paolo a ringraziare Dio per i suoi lettori, ma il motivo per cui faceva menzione di loro nelle sue preghiere (v. 16) era un altro, come fa capire la parola “perciò” con cui il brano inizia. Questa parola rimanda al brano precedente (1:3-14). Le benedizioni spirituali di cui gli Efesini godevano in quanto “santi” facevano di loro un soggetto valido per cui pregare.

Paolo voleva che le benedizioni spirituali ricevute diventassero un trampolino di lancio per un’ulteriore crescita nella grazia di Dio, nella prospettiva stabilita dal disegno benevolo di Dio.

Le cose per cui pregava (1:17-19)

I soggetti della sua preghiera sono tre, di cui nessuno era legato al benessere temporale dei lettori. Questo non vuol dire che sia sbagliato pregare per il pane quotidiano, qualcosa che Gesù invita tutti i suoi discepoli a fare (Mt 6:9,11; cfr. 28:20).

Intanto sappiamo che Gesù si occupa di questi bisogni pratici dei suoi discepoli, assicurando loro che Dio provvederà cibo e vestiti per tutti quelli che danno priorità al suo regno e alla sua giustizia.

Ma nello stesso discorso Gesù avverte di non accumulare tesori sulla terra, bensì in cielo (6:19-21, 31-34). In piena armonia con questa scala di valori, la preghiera di Paolo verte su ciò che può far avanzare “il disegno benevolo” di Dio e che ha una portata eterna.

Il primo soggetto è così articolato:

“affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione nella conoscenza di lui” (v. 17).

Questa prima richiesta è legata all’ultima delle benedizioni descritte nei vv. 3-14, ovvero, la presenza dello Spirito Santo nella loro vita.

La rivelazione che proviene da Cristo, che consiste nella conoscenza di lui, giungeva alla chiesa per mezzo dello Spirito Santo (Gv 16:13-15). Chi riceveva questa rivelazione acquisiva una conoscenza di Cristo e un tipo di sapienza ben diversi da quella che appartiene allo “spirito del mondo” (si veda 1Co 2:1-16; 2Co 4:16).

Quanto al titolo “il Padre della gloria, che si trova soltanto qui nel Nuovo Testamento, Bruce commenta:

“Dal momento che Dio è la fonte di ogni vera gloria, può essere ben definito «il Padre della gloria», come è chiamato nel Salmo 29:3 (LXX Sl 28:3) e Atti 7:2, «il Dio della gloria»”.

Il secondo soggetto è strettamente legato al primo:

“...essendo stati illuminati gli occhi del vostro cuore affinché sappiate a quale speranza ci ha chiamati, quale è la ricchezza della gloria della +*sua eredità tra i santi” (v. 18).

L’illuminazione fornita dallo Spirito Santo crea una nuova prospettiva e, di conseguenza, un nuovo orientamento di vita: la speranza a cui siamo stati chiamati. Paolo prega per una comprensione di questa speranza .perchésarà la consapevolezza della ricchezza che abbiamo ereditata in Cristo a dare direzione alla nostra vita sul piano pratico.

L’espressione “gli occhi del cuore” rende bene il concetto di essere effettivamente illuminati come premessa necessaria per maturare delle forti convinzioni. Senza tale illuminazione potrebbe sembrare esagerato il valore che Dio attribuisce ai santi, indicato con le parole: “quale è la ricchezza della gloria della sua eredità tra i santi”. Invece, grazie all’illuminazione dello Spirito Santo sappiamo di essere l’eredità di Dio, in virtù della nostra posizione “in Cristo”.

A questo proposito Bruce scrive:

“Il modo in cui Dio stima il popolo di Cristo, unito con lui per fede e partecipi della sua vita di risurrezione, corrisponde necessariamente a come stima Cristo stesso. Paolo prega qui che i suoi lettori possano apprezzare il valore che Dio attribuisce loro e il suo piano di compiere il suo disegno eterno per mezzo di loro, come la primizia della sua opera di riconciliazione nell’universo.” Sempre secondo Bruce, l’obiettivo della preghiera dell’apostolo sarebbe: “affinché le loro vite siano in sintonia con questa alta vocazione e che sapranno accettare con umiltà e gratitudine la grazia e la gloria elargite su di loro”.

Il terzo soggetto della preghiera di Paolo fa comprendere che è la norma per i santi aspettarsi che Dio faccia grandi cose per mezzo di loro:

“...e quale sia l’immensità della sua potenza verso di noi che crediamo, nella misura dell’energia prodotta dalla forza della sua potenza” (v. 19).

L’illuminazione dello Spirito Santo serve anche per rendere consapevoli dell’immensità della potenza di Diooperante nella nostra vita.

Vista la natura spirituale della potenza di Dio, potrebbe sfuggirci, particolarmente in contesti di persecuzione, la sua immensità. Si tratta della stessa potenza che era all’opera nella risurrezione di Cristo (v. 20).

Come Paolo scrive altrove: “Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Ro 8:11).

Per non vivere nel timore degli uomini increduli, particolarmente in contesti di persecuzione, e per non rimanere fermi quando potremmo tentare grandi cose nel nome del Signore, bisogna essere consapevoli dell’immensità della potenza all’opera in noi. In definitiva, si tratta del Signore che è lo Spirito per mezzo del quale Cristo vive in noi (Cl 1:27; 2 Co 3:18).

Il contributo del brano alla cristologia e all’ecclesiologia (1:20-23)

Non di rado nelle lettere di Pietro e Paolo, la menzione di Cristo diventa l’occasione per approfondire qualche aspetto inerente la sua persona e opera. Il contenuto della preghiera di Paolo riportata nel nostro brano non fa eccezione, come indica il pronome relativo tradotto “questa” nella Nuova Riveduta (v. 20). I due eventi che, più di qualunque altra cosa, hanno manifestato l’efficacia della potenza che è ora all’opera nei santi, sono la risurrezione di Cristo e la sua ascensione che lo portò a sedersi alla destra del Padre “nei luoghi celesti”.

L’ascensione era implicita nella risurrezione – il trionfo – di Cristo e assicura a coloro che sono “in Cristo” la possibilità di vivere vittoriosamente in qualsiasi contesto, rivolgendosi al trono della grazia (Eb 4:14-16).

Chi dubita della verità storica della risurrezione di Cristo e quindi anche della verità storica della sua ascensione e insediamento come sommo sacerdote del nuovo patto, evidentemente ha un’idea inadeguata della potenza del vero Dio Creatore. Più comprenderà la natura e la portata di questa potenza e più non soltanto accetterà la parola dei testimoni della risurrezione e dell’ascensione di Cristo, ma potrà comprendere pure la sua efficacia nell’operare salvezza e trasformazione nella propria vita.

Subito dopo le parole “luoghi celesti” (v. 20) che descrivono dove Cristo è seduto ora, vengono menzionati degli altri esseri che abitano i luoghi celesti: “ogni principato, autorità, potenza, signoria” (v. 21; cfr. 3:10; 6:10-12). La precisazione che Cristo è “al di sopra” di questi non solo afferma la supremazia di Cristo ma, inoltre, rispecchia il fatto che ci sono vari gradi di autorità nella realtà che a noi rimangono invisibili. È confortante sapere che la supremazia di Cristo rimarrà “non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro”. Infatti “ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla Chiesa” (v. 22).

Dopo la parentesi cristologica Paolo definisce ciò che i santi costituiscono nel loro insieme: “la Chiesa, che è il corpo di lui” (vv. 22-23). Inoltre fa un’affermazione che lega la profezia di Gesù: “io edificherò la mia chiesa”(Mt 16:18) al proseguimento del progetto che vede Cristo portare “a compimento ogni cosa”. Infatti la Chiesa, di cui hanno il privilegio di far parte anche coloro che giungono alla fede dal paganesimo, viene inquadrata come parte del progetto grandioso che vedrà riconciliarsi ogni cosa con Dio, grazie alla potenza che ha operato efficacemente nella croce di Cristo, nella sua risurrezione e nella sua esaltazione alla destra del Padre (cfr. Cl 1:19-20; Ef 1:9-10).

Nonostante Gesù sia tornato in cielo, egli è il capo sopra ogni cosa nella Chiesa, il capo supremo a cui gli anziani-pastori di ogni chiesa locale dovranno rendere conto del loro operato (1P 5:1-4).

Per la riflessione personale

o lo studio di gruppo

1. Quali cose possiamo imparare dalla preghiera di Paolo in vista di rendere più efficace la nostra vita di preghiera?

2. Qual è il ruolo della chiesa nell’opera di compimento di ogni cosa da parte di Cristo (cfr. Gv 15:1-8,16)?

cristiani evangelici
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19 febbraio 2014 3 19 /02 /febbraio /2014 15:34

Il cervello non si accontenta semplicemente di riconoscere visualmente le immagini. E’ nel cosiddetto “centro del linguaggio”, in cui la frase viene analizzata alla luce di informazioni precedentemente accumulate, che le parole rivestono il loro significato adeguato. Questo centro ha una capacità fenomenale. Contiene decine di migliaia di parole con tutte le loro sfumature. Ma avviene ancora altro; determinate parole e proposizioni destano in noi sentimenti positivi o negativi. Spesso fanno persino riaffiorare immagini impresse nel più profondo di noi stessi. Così ogni parola mette in opera una quantità impressionante di informazioni suscettibili di essere richiamate in una frazione di secondo per essere trasmesse al nostro essere cosciente. Quando la voce di Dio si rivolge con la Sua Parola ed il Suo Spirito alla vostra coscienza, come reagite? E’ questa una voce da voi udita molto spesso ed a cui avete resistito fino ad ora? Possano avere per voi tutto il loro significato i termini che Egli impiega nella Sua Parola! Lasciatevi convincere da Lui. La Sua bontà vi spinge al pentimento. Il Suo amore vi invita a venire a Gesù per avere la vita eterna ed una parte felice con Lui nel cielo per l’eternità. “Le parole che vi ho dette (disse Gesù) sono Spirito e vita” (Giovanni 6:63).

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19 febbraio 2014 3 19 /02 /febbraio /2014 15:33

Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. (Salmo 46:1) Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perchè Egli ha cura di voi. (1 Pietro 5:7)

LO STRESS

Spesso sinonimo di ansia, questa parola moderna indica la reazione fisica, morale, psicologica di un individuo ad ogni aggressione esterna: rumore, ecc. (definizione data in un dibattito scientifico). Cure proposte: innanzitutto, impegno personale a reagire; in seguito, vita equilibrata; in caso di necessità: uso di tranquillanti. Soprattutto, lottare contro il più grande fattore di stress: l'isolamento. Occorre, dunque, trovare qualcuno che possa condividere timori ed ansie per impedire all'ansia di diventare angoscia. Questo consiglio era considerato fondamentale ed il dibattito si fermò qui. Avrà portato sollievo agli ansiosi? Senza dubbio è bene trovare un amico che sappia ascoltare. Ma dell'Amico per eccellenza, del vero Rifugio aperto a tutti, in quell'occasione, proprio non se ne parlò! Eppure Gesù Cristo è sempre disposto ad ascoltare, in Lui è la forza di cui abbiamo bisogno per superare tutto; in Lui pure è l'amore per comprendere tutto. Quando l'ansia ci stringe la gola, avviciniamoci a Lui, rifugiamoci vicino al Suo cuore. La Sua presenza ci calmerà, il Suo amore ci riempirà di pace. Colui che ha sofferto tanto per noi, subendo il supplizio infamante della croce e l'abbandono di Dio a causa dei nostri peccati, potrebbe ora essere insensibile alla nostra sofferenza? E’ Lui l'Amico che si compiace della vostra compagnia e che è sempre pronto ad ascoltarvi.

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29 gennaio 2014 3 29 /01 /gennaio /2014 21:07

Dio che è ricco di misericordia, quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con CRisto Gesù

(Efesini 2:4, 5

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21 novembre 2013 4 21 /11 /novembre /2013 19:13

Proverbi 26:4
“Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, perché tu non gli debba somigliare”
...
C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero insieme di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo.
Così partirono tutti e tre con il loro asino. Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato… lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”.
Allora la moglie disse a suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio.” Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo… lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa.”
Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.
Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Povero uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino; e povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!”
Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta: gli spaccheranno la schiena!”.
Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: “Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!

Il proverbio biblico avverte di non andare dietro alle critiche degli stolti e consiglia persino di non rispondere per non essere simile a questi.
Gli stolti ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.
Quindi, vivi come ti ha insegnato la Parola di Dio. Non guardare ne a destra ne a sinistra ma vai avanti!
Diranno forse che sei all’antica, retrogrado, bigotto, che non vuoi accettare le aperture mentali che offre il mondo ma tu, lasciali parlare, lascia che le loro parole ti scivolino addosso, perché quello che più importa, è l’amore che Gesù Cristo ha per te!

Proverbi 26:4
“Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, perché tu non gli debba somigliare”

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14 settembre 2013 6 14 /09 /settembre /2013 01:52

Un grande pittore teneva un certo numero di pietre preziose sul suo cavalletto. I colori scintillanti degli zaffiri, degli smeraldi e dei rubini, attiravano sempre gli sguardi dei suoi clienti. Chiestogli perchè mettesse le pietre preziose in un posto così singolare, egli rispose che per lui c'era il pericolo che col tempo i colori diventassero opachi, e che il suo occhio si affievolisse, e che i colori chiari perdessero sulla tela la loro brillantezza. Perciò, per conservare lo sguardo acuto e penetrante, egli si serviva delle pietre preziose mettendo continuamente a confronto i colori della tavolozza con quelli dei gioielli, che non sbiadiscono mai. Noi pure corriamo il pericolo che, a furia di guardare le cose terrene che appassiscono, si attenui la nostra capacità spirituale di vedere. Com'è importante tenere i nostri occhi rivolti a Gesù Cristo! Guardiamo più spesso il Suo volto. Lo splendore del Cristo risorto e vivente accrescerà la nostra vista spi rituale e fortificherà il nostro cuore e la nostra vita. Questo ci aiuterà a camminare com'Egli ha camminato. Gli occhi della nostra anima non devono mai diventare opachi. Se guardiamo alla fragilità umana e alle tentazioni di questo mondo, è così facile perdere la nostra fiducia, ma se guardiamo a Gesù, la nostra intelligenza spirituale aumenta e la nostra fede si rinvigorirà. Se guardi te stesso, sarai nel dubbio; se guardi intorno a te, ti scoraggerai; ma se guardi a Gesù, sarai in ogni tempo tranquillo, sicuro e benedetto! Riprendi i veri colori e i veri principi della vita con il Salvatore del mondo, Gesù Cristo il Signore.

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